Pari opportunità

Negli ultimi anni il movimento mondiale di liberazione delle persone con disabilità ha sviluppato una riflessione approfondita su come superare la condizione di discriminazione e di mancanza di pari opportunità di quasi un miliardo di persone con disabilità.

Tale condizione, creata da un trattamento sociale che esclude le persone disabili con uno stigma negativo, ha prodotto una condizione di cittadini invisibili e una limitazione alla partecipazione alla vita della società. Le persone con disabilità sono state considerate incapaci di vivere pienamente a tutti i livelli la vita sociale, economica, culturale delle società in cui si trovano.

Il processo di ricostruzione di una identità sociale riconosciuta, attraverso il superamento di una visione negativa e la riformulazione delle regole della società in maniera tale da garantire eguali condizioni per il pieno godimento dei diritti umani a queste persone viene definito come inclusione

sociale.

Tale processo è riconosciuto dalle stesse Nazioni Unite, che hanno a questo scopo approvato la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità, sottolineando che la condizione di queste persone è un problema di mancato rispetto dei loro diritti umani.

Il Consiglio dell’Unione Europea ha dichiarato il 2003 Anno Europeo dei disabili, in coincidenza con il decimo anniversario dall’adozione da parte delle Nazioni Unite delle regole standard sulle pari opportunità per le persone con handicap. Con tale ricorrenza il Consiglio ha inteso richiamarsi a una serie di norme che essenzialmente hanno due finalità: l’integrazione socio-lavorativa del disabile e la promozione di una vasta campagna educativa, tesa ad educare l’opinione pubblica ad apprezzare le strategie per il miglioramento delle pari opportunità per i disabili.

La cultura dei diritti umani, nata alla fine dell’ultima guerra mondiale con la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo adottata dall’ONU nel 1948, è diventata progressivamente un nuovo paradigma su cui ricostruire il tessuto delle relazioni tra gli esseri umani.

Questa nuova impostazione permea ormai tutti i trattati internazionali, che costituiscono il fondamento giuridico sia degli strumenti legali regionali, sia delle legislazioni e giurisprudenze nazionali, e di giorno in giorno stanno diventando sempre più una base concreta per valutare e monitorare le politiche e i sistemi istituzionali di rispetto delle libertà individuali e di sviluppo dei diritti delle persone.

In questa profonda trasformazione delle tutele dei diritti umani anche il movimento mondiale delle persone con disabilità ha rivendicato una nuova base culturale alla propria condizione, non più basata su un modello medico, che vedeva nelle persone con disabilità dei malati e dei minorati, ai quali doveva essere garantita solo protezione sociale e cura. Questo modello è stato sostituito dal modello sociale, che valorizza le diversità umane – di genere, di orientamento sessuale, di cultura, di lingua, di condizione psico-fisica e così via – e rileva che la condizione di disabilità non deriva da qualità soggettive delle persone, bensì dalla relazione tra le caratteristiche delle persone e le modalità attraverso le quali la società organizza l’accesso ed il godimento di diritti, beni e servizi.

La conseguenza di questa rivoluzione copernicana è che le persone con disabilità subiscono dalla società condizioni di discriminazione e di mancanza di pari opportunità e sono sottoposte a continue violazioni dei diritti umani. Infatti, in una società in cui le applicazioni tecnologiche rendono accessibili autobus, treni e navi, in cui le tecnologie informatiche consentono ad un cieco di leggere ed ad un sordo di ascoltare, in cui le persone con disabilità possono frequentare le scuole ordinarie e svolgere un lavoro produttivo, ogni trattamento differente non ha più giustificazione: ogni segregazione in istituto o laboratorio protetto, ogni sito web che non rispetta le norme WAI di accessibilità, ogni autobus senza adeguamenti per non deambulanti, non udenti e non vedenti, ogni comunicazione non adeguatamente personalizzata rappresenta una violazione dei diritti umani.

Da molti anni l'ONU e altre organizzazioni internazionali si sono occupate dei diritti delle persone con disabilità, e il processo di consapevolezza dell’esclusione sociale che le persone con disabilità vivono in tutto il mondo ha prodotto un primo importante documento dell’ONU, le Regole standard per l'uguaglianza di opportunità delle persone con disabilità, adottato dall'Assemblea generale dell'ONU.

Le regole presentano le direttive di cambiamento sociale che dovrebbero permettere a tutti i cittadini, senza eccezione, di partecipare in maniera egualitaria alla vita della società. Esse sono servite da strumento internazionale e da meccanismo di controllo per garantire il rispetto dei diritti umani e civili, attraverso la loro applicazione e la loro efficacia.

Le regole sono progressivamente divenute uno standard internazionale accettato da numerosi paesi, infatti esse richiedono un impegno forte, politico e pratico, perché l’uguaglianza di opportunità per le persone con disabilità diventi reale. Infatti il punto di partenza degli svantaggi sociali a cui sono sottoposte queste persone è la mancanza di eguaglianza di opportunità.

È evidente che la mancanza di pari opportunità, derivante da una società che non ha tenuto conto di tutte le diversità umane, è la conseguenza di trattamenti sociali che nel tempo l’hanno prodotta. Il rimarcare che il conseguimento della pari opportunità è un processo che riformula il ruolo sociale e la partecipazione della persona esclusa, da un lato, e che questo processo richiede un analogo impegno della società a riconoscere la persona esclusa come titolare di eguali diritti, dall’altro, sono concetti assai utili per uno sviluppo concreto.

 

Per quanto concerne il Governo italiano è fondamentale la redazione del Libro bianco sulle tecnologie per il disabile (2003), in cui si danno diverse direttive ai vari operatori sociali per utilizzare la tecnologia come strumento per superare lo svantaggio sociale.

Ritengo, tuttavia, che le politiche sociali a favore delle persone con disabilità debbano orientarsi su quattro punti fondamentali:

  • Estensione della normativa delle pari opportunità anche ai disabili.

    L’ordinamento giuridico europeo propone un paradigma di disabilità molto preciso: promuovere, anche attraverso interventi personalizzati, la normalità dell’handicap con l’obiettivo di rendere il disabile pienamente partecipe della vita sociale in tutti i suoi aspetti dal ricreativo al lavorativo. Pari opportunità, infatti, significa non solo uguaglianza dei diritti, ma anche che le risorse vanno distribuite in modo tale da offrire a tutti le stesse occasioni di partecipazione. Non vi è dubbio che attualmente il disabile sia ancora dal punto di vista sociale un soggetto debole. Non ha sufficienti spazi per poter sviluppare al meglio le proprie potenzialità soprattutto lavorative, scarse occasioni di far sentire le proprie opinioni, una pressoché totale assenza di rappresentanti disabili negli organi politici. Pertanto, è evidente che i diritti dei disabili corrano il rischio di rimanere inattuati. La normativa delle pari opportunità, nata per lo meno in Italia per garantire il pieno rispetto di parità tra uomo e donna, meglio di ogni altra potrà offrire un importante strumento di impulso a rispettare le capacità individuali senza discriminazioni in ragioni della condizione fisica.

     

  • Sostegno alle famiglie.

    Si tratta di un ineliminabile complesso di interventi a favore delle famiglie di disabili minori o di particolare gravità. Spesso le famiglie vengono lasciate da sole, con aiuti finanziari scarsi, specie in rapporto alle straordinarie esigenze di una persona con disabilità grave o gravissima, e un assistenza insufficiente. La conseguenza è che queste persone (disabili e famiglie), oltre alle sofferenze fisiche, si trovano spesso di fronte a un forte isolamento sociale.

  • Attuazione di politiche di inserimento lavorativo.

    Il punto 26 della Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori, adottata a Strasburgo il 9 dicembre 1989, ribadisce questi concetti per quanto concerne gli interventi sociali: “Ogni persona disabile, a prescindere dall'origine e dalla natura dell'handicap, deve poter beneficiare di concrete misure aggiuntive intese a favorire l'inserimento sociale e professionale”. Tali misure devono riguardare la formazione professionale, l'ergonomia, l'accessibilità, la mobilità, i mezzi di trasporto e l'alloggio, e devono essere in funzione delle capacità degli interessati. In Italia, nonostante la legge 68\99 sul collocamento obbligatorio, il livello di occupazione è ancora molto basso.

     

  • Politiche contro ogni forma di discriminazione in ragione delle condizioni fisiche sui luoghi di lavoro.

    Sfortunatamente il disabile è ancora oggetto di varie discriminazioni, soprattutto sui luoghi di lavoro. E’ necessario promuovere azioni contro tutte le forme di gravissime discriminazioni attraverso la costituzione di commissioni di indagine con dovere di denuncia agli organi di polizia giudiziaria nei casi più gravi e dell’applicazione di forti sanzioni nei confronti di chiunque ponga in essere azioni di natura discriminatoria nei luoghi di lavoro.

 

L’inclusione è quindi un diritto/processo che interviene per riscrivere le regole della società che esclude, che colpisce le persone da più punti di vista: stigma sociale, impoverimento delle persone colpite, marchio di diversità negativa, rifiuto al dialogo. Se l’esclusione è basata su un’azione semplice – il rifiuto della parità di condizione, la negazione dell’appartenenza attraverso trattamenti differenziati senza giustificazione, la cancellazione dell’altro come persona titolare di diritti umani – l’inclusione è, invece, un processo faticoso, di crescita di consapevolezza, riscrittura dei principi, recupero di dignità delle persone escluse, di ricerca sugli strumenti appropriati per ridare dignità e ruoli alle persone escluse, di presa in considerazione di nuovi bisogni, di riequilibrio dei poteri all’interno della società.

All’interno del processo di inclusione un ruolo particolare devono giocare le persone escluse, infatti se il percorso di inclusione è un riconoscimento di nuovi diritti, valori e principi, questo non può essere fatto se non con le stesse persone soggette a condizioni di esclusione.

In altre parole l’inclusione è effettiva solo con la diretta partecipazione delle persone escluse e discriminate. Per permettere a queste stesse persone di partecipare in maniera consapevole e diretta a questo processo è necessario rimuovere le povertà e gli impoverimenti sociali che quelle persone vivono in una società che li ha esclusi.

 

Da qui scaturiscono tre azioni che toccano la sfera sociale ed individuale:

  • la prima è l’introduzione di politiche di mainstreaming rispetto alle persone escluse, che ricollocano quei bisogni e quei nuovi diritti all’interno delle politiche ordinarie, delle politiche per tutta la società;

  • la seconda è l’attivazione di strumenti di empowerment individuale che rimuovano la condizione di impoverimento sociale e personale, come il peer counselling, processi di abilitazione, interventi che consentano alla persone con disabilità di riguadagnare il proprio ruolo nella società;

  • la terza che la disabilità richiede di azioni di prevenzione non solo nell'ambito sanitario, ma anche in quello sociale.

 

Un ulteriore elemento, ma non secondario del processo di inclusione, è il riconoscimento e la legittimazione sociale del nuovo aspetto costitutivo della società inclusiva, che permette di inserire all’interno delle diversità umane ammesse in quella società anche la nuova diversità, che perde il connotato di diversità negativa per divenire «ordinaria diversità».

Infatti la nozione di diversità è basata su una proiezione indebita che attribuisce la connotazione di diverso a chi non appartiene a quella società, a chi si discosta da caratteristiche considerate “normali”, solo perché appartenenti a persone di quella comunità.

La strategia di progressiva inclusione sociale delle persone con disabilità nelle politiche comunitarie si basa proprio sulle politiche di mainstreaming, sulle legislazioni non discriminatorie, sulla rimozione di ostacoli e barriere e sulla piena partecipazione sociale alle decisioni, attraverso la consultazione permanente con l’European Disability Forum, organismo ombrello che raccoglie 27 consigli nazionali e circa 40 organizzazioni europee di persone con disabilità e loro familiari.

In realtà le diversità umane sono iscritte in un contesto dove poteri economici e sociali, conflitti politici e culturali, pregiudizi nati da trattamenti storici determinati, hanno prodotto un approccio differente, basato sulla costruzione di steccati e barriere, su comportamenti discriminatori e precostituiti, sulla definizione di limiti e confini.

Queste visioni stereotipe sono poi diventate cultura quotidiana ed hanno influenzato ed influenzano comportamenti e giudizi discriminatori, ritenuti scontati e legittimi dal senso comune.

Il tradizionale approccio di questa visione culturale del problema è che il “diverso” deve essere integrato nella comunità prima di essere accettato. In altre parole deve cambiare, divenire affidabile, adeguarsi alle regole e i principi delle comunità; detto in altro modo, riconoscere le regole della comunità “accogliente”, negando la propria identità originaria.

In realtà l’accoglienza è possibile solo a determinate condizioni e l’accettazione è basata su rapporti ineguali. Il processo di inclusione invece implica una trasformazione della relazione tra chi non c’è (o non è considerato accettabile) e chi è parte della comunità. Tale trasformazione considera la persona esclusa come il principale attore del cambiamento, dal momento che è lui che subisce le discriminazioni e la mancanza di pari opportunità.

Il processo di inclusione non ha reale efficacia senza la partecipazione degli esclusi. Lo slogan del movimento delle persone con disabilità, “nulla su di noi senza di noi”, sintetizza questo valore, che d’altra parte è un valore universale, applicabile a tutto il genere umano. Il processo di inclusione deve prevedere la partecipazione degli esclusi in condizione di parità rispetto altri membri della comunità, in termini di riconoscimento sociale e di partecipazione alle decisioni sulle regole sociali e le azioni da mettere in pratica per conseguire la non discriminazione e l’egualizzazione di opportunità.

Essenziale in questo percorso di inclusione è la riformulazione del concetto di empowerment, tradizionalmente legato ad un’idea liberistica delle responsabilità sociali dell’azione di inclusione: compito dello Stato è quello di includere tutti nei processi di decisione e di sviluppo, e nello stesso tempo offrire a tutti l’opportunità di accrescere le proprie capacità e consapevolezze. Si tratta, quindi, di sviluppare un empowerment sociale ed un empowerment individuale, il cui mix è determinato dal grado di inclusione sociale che la società garantisce e dal livello di capacità e consapevolezza di ogni singola persona.

Risulta evidente che l'inclusione sociale è un processo basato sulla piena partecipazione ed inclusione, sull'empowerment sociale e individuale, sulla trasformazione di modelli culturali e di sviluppo.

 

Concludendo, sono convinta che le società aperte, globalmente accessibili, flessibili e inclusive, basate sul rispetto e la valorizzazione di tutte le diversità umane e sociali sono quelle in cui l’obiettivo è realmente il miglioramento delle condizioni di vita di tutti, e per ottenere questo è necessario sviluppare processi di inclusione sociale, che valorizzino le caratteristiche di tutti gli essere umani, promuovendo pari opportunità e non discriminazione.

Per continuare a prospettare speranze sul futuro per le prossime generazioni e prospettive di più larga partecipazione ai benefici dello sviluppo, sono necessari modelli inclusivi di società.

Sicuramente se vengono tutelate e valorizzate tutte le diversità umane, sarà garantito il rispetto dei diritti umani e si costruiranno società basate su sviluppi economici e sociali che miglioreranno la qualità della vita di tutti i suoi membri.